C’è un pezzo di Toscana nella storia di Alessandro Diamanti, anche se martedì sera, al Manuzzi, proverà a metterlo da parte per guidare il suo Cesena contro l’Empoli. Una sfida che per il tecnico bianconero ha un significato particolare, perché riporta il suo percorso indietro di oltre vent’anni.

Prima della Nazionale, della Premier League e delle grandi piazze della Serie A, c’erano il Prato, una parentesi nell’Empoli Primavera e il passaggio al Fucecchio.

Un itinerario tutto toscano, all’inizio di una carriera che lo avrebbe portato molto lontano.



Nato a Prato il 2 maggio 1983, Diamanti cresce calcisticamente nella squadra della sua città, dove si mette in luce fino ad arrivare all’esordio in prima squadra a soli 17 anni. Nell’estate del 2000 arriva la chiamata dell’Empoli, che lo prende in prestito con diritto di riscatto e lo inserisce nella Primavera allenata da Luca Cecconi, era chiuso da un certo Francesco Lodi.
È una parentesi breve, senza il tempo di lasciare un segno profondo nel mondo azzurro, ma significativa nella ricostruzione dei primi passi di un calciatore destinato a costruirsi una carriera importante. Diamanti trova poco spazio e alla fine della stagione torna al Prato, con l’Empoli che decide di non esercitare il diritto di riscatto.
La sua strada, però, non si ferma. Nel settembre del 2001 arriva il prestito al Fucecchio, in Serie D. È una stagione utile per mettere minuti nelle gambe, prima del ritorno a Prato e delle successive esperienze che lo porteranno verso la Serie C e, poi, verso palcoscenici sempre più importanti.
Per l’Empoli di oggi, impegnato a Cesena in un turno infrasettimanale che mette in palio punti pesanti, il nome di Diamanti richiama dunque una storia lontana, quando il fantasista era ancora un ragazzo in cerca della propria dimensione.

Il resto è una carriera che non ha bisogno di troppe presentazioni. Dopo le esperienze con Prato, Florentia Viola e AlbinoLeffe, Diamanti trova nel Livorno una tappa decisiva per il salto nel calcio che conta. Con la maglia amaranto si fa conoscere per il mancino, la fantasia e quella personalità che lo renderanno uno dei trequartisti più riconoscibili del panorama italiano.
Arrivano la Premier League con il West Ham, il Brescia, il Bologna, la Fiorentina, il Palermo e le parentesi all’estero. Nel 2012 veste la maglia della Nazionale agli Europei, diventando uno dei protagonisti di un percorso che porterà l’Italia fino alla finale. Il suo nome resta legato soprattutto al quarto di finale contro l’Inghilterra, quando segna il rigore decisivo nella serie dal dischetto.
Diamanti è stato un giocatore capace di accendere una partita con una giocata, ma anche un uomo abituato ad assumersi responsabilità e a vivere il calcio con grande partecipazione emotiva. Qualità che oggi, inevitabilmente, cerca di trasferire dalla propria esperienza sul campo alla nuova vita in panchina.

La seconda carriera di Diamanti è cominciata in Australia, dove ha chiuso quella da calciatore con il Western United e il Melbourne City. Proprio a Melbourne ha iniziato il percorso da allenatore, guidando la formazione giovanile del club e maturando esperienza in un contesto differente da quello italiano. Un’avventura che gli ha consentito di lavorare con i giovani, studiare e completare il percorso di formazione tecnica, fino al conseguimento della licenza UEFA Pro.
In estate è arrivata la chiamata del Cesena, che gli ha affidato la prima squadra con un contratto fino al 2028. Per Diamanti si tratta della prima vera esperienza alla guida di una formazione professionistica italiana: un salto importante, tanto più perché arriva in Serie B.


La partita di stasera arriva in un momento nel quale il Cesena è chiamato a dare risposte. La sconfitta per 3-0 nel derby contro il Modena ha lasciato il segno, soprattutto per il modo in cui la squadra ha perso il controllo della gara dopo l’espulsione di Fiori. Diamanti ha chiesto una reazione immediata, parlando della necessità di ripartire dal lavoro e di ritrovare cattiveria agonistica.

Edoardo Cioni