L’Empoli segna poco, ma soprattutto crea ancora troppo poco. In vista della sfida di venerdì contro il Vicenza, i numeri mettono in evidenza un aspetto su cui la squadra azzurra è chiamata a lavorare: la capacità di costruire occasioni da rete e di rendersi pericolosa con maggiore continuità.
Il dato, a prima vista, potrebbe persino sorprendere, perché l’Empoli è la squadra con la più alta percentuale di conversione delle grandi occasioni da gol, pari al 63% (5 su 8). Dall’altra parte ci sarà invece il Vicenza, ultimo in questa speciale graduatoria con appena il 18% (2 su 11).
Dietro a questa differenza di rendimento si nasconde però una questione più ampia. L’Empoli ha segnato sette reti e ne ha subite undici, ma soltanto cinque dei gol realizzati sono arrivati su azione.
Gli altri due sono stati segnati su calcio di rigore nella partita persa 4-2 al Castellani contro il Palermo: prima Saporiti, poi Popov, a segno dal dischetto dopo l’errore di Shpendi. Un dettaglio che contribuisce a delineare il quadro della produzione offensiva azzurra, ancora limitata nei numeri assoluti.
Le otto grandi occasioni create finora rappresentano infatti un bottino ridotto. È vero che la percezione di una partita può restituire anche altre azioni interessanti e considerabili pericolose per l’avversario, insomma altre palle-gol, ma il dato sulle opportunità più nitide racconta una squadra che fatica a costruire con sufficiente frequenza situazioni realmente favorevoli per andare in gol.
La buona percentuale di conversione dimostra che, quando riesce a presentarsi nelle condizioni ideali per colpire, l’Empoli sa essere efficace. Il problema è arrivarci abbastanza spesso.
Ecco perché la gara di venerdì assume un significato importante anche sotto questo aspetto. Contro un Vicenza che ha avuto più grandi occasioni, ma ha mostrato molte più difficoltà nel concretizzarle, gli azzurri dovranno provare a imporre un ritmo offensivo diverso, aumentando il numero delle opportunità e la qualità delle conclusioni. Perché l’efficienza sotto porta è un punto di forza, ma non può compensare all’infinito una produzione offensiva troppo esigua.
La sfida passa anche da qui: trasformare una buona capacità di finalizzazione in una minaccia più costante, capace di mettere sotto pressione gli avversari e di rendere meno episodica la ricerca del gol.
Il lavoro di mister Andreoletti e del suo staff è importante, ma qui conta anche la capacità del singolo di essere pericoloso negli ultimi venti metri e di andare alla conclusione, possibilmente dentro lo specchio della porta.
Edoardo Cioni
