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Filippo Distefano, nuovo giocatore dell’Empoli, si è presentato in conferenza stampa parlando del suo ruolo in campo, del primo impatto avuto con Guido Pagliuca e del rapporto già instaurato con i compagni.

Filippo, benvenuto a Empoli. Per chi ancora non ti conoscesse, raccontaci un po’ di te: che giocatore sei, dove ti piace stare in campo e cosa ti diverte maggiormente? “Sono un giocatore a cui piace ricevere la palla sui piedi e provare l’uno contro uno. Mi piace stare anche vicino alla porta, ma penso che la cosa che mi piace di più sia divertirmi: cercare di andare in campo e divertirmi. Poi, come tutti, cercare di vincere più partite possibili”.

Hai detto che bisogna ritrovare la gioia e la felicità di giocare. Come ti immagini all’interno di questo Empoli e in quale posizione pensi di poter esprimere al meglio le tue qualità? “Innanzitutto sono proprio di Viareggio. Sono nato a Camaiore perché c’è l’ospedale, ma sono di Viareggio. Per quanto riguarda il ruolo, nella mia esperienza ho sempre ricoperto diverse posizioni. Ne ho parlato anche con il mister e mi piace molto stare nella zona sinistra del campo, dove ho la possibilità di rientrare e far vedere maggiormente le mie qualità. Però, come ho detto prima, ho giocato in diversi ruoli offensivi, quindi non ho nessun tipo di problema ad adattarmi”.

Filippo, benvenuto. Com’è stato l’impatto con il gruppo e con il mister? Avete già parlato anche delle tue possibili collocazioni tattiche, considerando che sei arrivato da poco? E poi: hai più di 60 presenze in Serie B e oltre 10 gol. In una squadra molto giovane come l’Empoli senti di avere anche una responsabilità maggiore? “Con il gruppo e con il mister ho avuto un impatto molto positivo, come non mi era mai successo prima. Di questo sono molto contento ed era una delle motivazioni che mi avevano portato a venire qua. Sono felice di aver trovato questo tipo di ambiente.

Diciamo che non sono più tanto giovane e un po’ di esperienza ce l’ho. Sento questa responsabilità, anche perché me la fanno sentire sia il direttore sia il mister. È una squadra molto giovane, però di questo sono molto contento perché ci sono tanti ragazzi interessanti e un po’ mi rivedo in loro, perché ci sono già passato.”

Voglio portare in campo anche quelle che sono state le mie esperienze, ognuna diversa dall’altra. Quindi sicuramente sento un grande senso di responsabilità».

Hai già esordito in Serie A con la Fiorentina, contro la Sampdoria. La Serie B è una categoria che senti ancora tua o pensavi di poter fare qualcosa di più? E come vivi questo campionato, che quest’anno propone anche tanti derby, con quattro squadre toscane? “Io mi baso sempre sui fatti. Se sono qua, evidentemente vuol dire che la mia categoria è la Serie B e che non ho dimostrato a sufficienza di meritare la Serie A.

La Serie B è un campionato veramente molto difficile. Lo so anche in base alle mie esperienze: a Frosinone, per esempio, dovevamo andare a vincere il campionato e invece, tra gennaio e febbraio, ci siamo ritrovati a lottare fino all’ultima giornata per non retrocedere. È un campionato veramente tosto.

Secondo me, all’inizio, non è corretto porsi degli obiettivi. L’obiettivo è quello di essere un gruppo, stare insieme e creare entusiasmo tra di noi e con la gente. Penso che questo faccia la differenza e sono sicuro che, conoscendo già i miei compagni e il mister, siamo veramente sulla strada giusta.

Per quanto riguarda i derby, mi fa piacere perché sono sempre partite diverse e questo rende tutto ancora più bello.”

L’anno scorso a Carrara hai collezionato una ventina di presenze, ma partendo poche volte da titolare. Il tuo obiettivo è quindi convincere il mister e aumentare il numero di partite dal primo minuto? “Il mio obiettivo numero uno è quello di giocare più partite possibili. Nelle mie varie esperienze, forse l’anno in cui ho giocato di più è stato il primo a Terni, poi la stagione di Frosinone è stata un po’ particolare.

Il primo obiettivo che mi sono prefissato è quindi quello di giocare più partite e più minuti possibili. Poi penso che il resto sarà una conseguenza e dipenderà chiaramente da me”.

Hai già parlato del rapporto con il mister, ma vorrei capire qualcosa in più. Guido Pagliuca è un allenatore sanguigno, che si fa sentire. Ti piace questo tipo di allenatore e questo tipo di personaggio? Che differenze hai notato, in questi primi giorni, rispetto a mister Calabro, che hai avuto l’anno scorso? “Ti dico che in questi primi due giorni il mister mi ha fatto veramente un’ottima impressione. È uno che pretende tanto. Nelle mie esperienze ho sempre avuto allenatori che pretendevano molto, anche se ognuno ha le proprie caratteristiche e le proprie qualità, anche umane. Quello che posso dire è che ho riscontrato una grande qualità umana e questo sicuramente mi fa molto piacere. In questi pochi giorni il mister mi ha parlato veramente tante volte. Il fatto che pretenda tanto, per me, è un segnale di grande fiducia. Poi dovrò dimostrarlo chiaramente in campo, però ho percepito subito questa fiducia e sono molto contento.”

In attacco ci sono tanti giovani con caratteristiche interessanti. Per un giocatore con la tua esperienza, lavorare con questi ragazzi è più divertente, stimolante o può essere anche preoccupante? “Sicuramente è divertente e stimolante, perché, come ho detto prima, ci sono tanti giocatori veramente interessanti. Mi rivedo molto in loro, perché magari hanno quella fame di arrivare in prima squadra e vogliono dimostrare di essere a questo livello.

Poi, come dico sempre, c’è sempre da imparare, sia dai giocatori più esperti sia da quelli più giovani. Penso che possiamo sempre prendere qualcosa gli uni dagli altri. Sicuramente sono tutti bravissimi ragazzi e sono tutti veramente bravi giocatori”.