
Roberto D’Aversa è il nuovo allenatore del Torino e nella conferenza stampa di presentazione ha parlato soprattutto di salvezza, entusiasmo e realismo.
Ma nel corso dell’incontro con i media non sono mancati riferimenti diretti alla sua esperienza all’Empoli, in particolare quando gli è stato chiesto di alcuni giocatori già allenati in azzurro e del rapporto con l’ambiente.
Il tecnico, che nella stagione 2024-2025 ha guidato l’Empoli fino alla semifinale di Coppa Italia prima della retrocessione maturata all’ultima giornata, ha speso parole importanti per tre ex azzurri oggi in granata: Ismajli, Marianucci e Anjorin.
Su Ismajli è stato netto: “Ha fatto il miglior campionato della sua carriera. È un guerriero, ha giocato con una mano fratturata. Difficilmente si trovano oggi giocatori con questo spirito”.
Un riconoscimento forte, che conferma quanto il centrale albanese fosse considerato un punto fermo nello spogliatoio empolese. Parole di stima anche per Marianucci: “Ha fatto un bel percorso, con il lavoro ha ribaltato le gerarchie e ha disputato un ottimo campionato”. Un passaggio che riporta alla crescita del giovane difensore nella scorsa stagione, quando riuscì a ritagliarsi spazio con continuità, fino alla cessione al Napoli.
Infine Anjorin: “Veniva dal Chelsea, con una storia di tanti infortuni. L’anno scorso però ha giocato tanto”. Un riferimento alla gestione attenta fatta a Empoli, dove il centrocampista trovò continuità e fiducia, sebbene ci siano stati degli stop.
D’Aversa ha poi ricordato indirettamente anche il suo metodo di lavoro, parlando della possibilità di aprire gli allenamenti ai tifosi al Filadelfia. “Non ho preclusioni ad aprire. Le piazze non sono paragonabili, ma ad Empoli aprivo sempre. Nei primi giorni della settimana eravamo disponibili”. Un’abitudine che al Sussidiario era diventata una costante, con le sedute iniziali aperte al pubblico prima delle chiusure tattiche negli ultimi due giorni.
Nel resto della conferenza l’allenatore ha sottolineato la necessità di essere realistici nella lotta salvezza, di riportare entusiasmo e compattezza in un ambiente scosso dal cambio tecnico. Ma tra le righe è emerso chiaramente quanto l’esperienza di Empoli abbia lasciato un segno, sia nel rapporto con i giocatori sia nel modo di intendere la gestione del gruppo.
Un passaggio che lega ancora, almeno idealmente, il tecnico abruzzese al suo recente passato in azzurro.

