Una chiesa stracolma, lacrime, abbracci e il calore di tantissime persone: così si è svolto il funerale di Michele Haimovici, il giornalista, addetto stampa e amico scomparso lo scorso 7 febbraio all’età di 54 anni dopo una lunga malattia, di cui solo pochi intimi erano a piena conoscenza e che negli ultimi mesi si era aggravata, fino a rendergli insopportabile la sofferenza fisica e mentale.

Alla cerimonia, tenutasi oggi, martedì pomeriggio nella Collegiata di Santa Maria Assunta di Poggibonsi, non sono potuti essere presenti tutti coloro che avrebbero voluto, ma tutti i mondi di Michele si sono ritrovati lì. C’erano la sua famiglia, il padre Paul, la sorella Emanuela, il nipote Samuele e la compagna Monica, oltre agli amici d’infanzia e dell’adolescenza, testimoni di legami antichi e sinceri.
Non sono mancati gli amici del calcio, un’altra grande passione di Michele: ovunque avesse lavorato o vissuto, era pronto a organizzare partitelle con colleghi e amici, un modo per stare insieme e coltivare relazioni che andavano oltre il campo.

C’erano anche rappresentanti del giornalismo, colleghi di radio e TV, delle agenzie e della carta stampata che hanno condiviso con lui anni di trasferte, cronache e storie da raccontare.

Presenti anche realtà che Michele ha accompagnato nella sua carriera: la redazione di Radio Lady, dove ha fatto parte da protagonista nei primi anni di copertura delle partite dell’Empoli, e una rappresentanza di Empoli Channel.

A testimoniare il profondo legame con il mondo azzurro c’erano inoltre la vice presidente e amministratore delegato dell’Empoli FC, Rebecca Corsi, il segretario del club Stefano Calistri, il responsabile stampa Luca Casamonti e numerosi altri dirigenti e colleghi di tanti club di calcio della zona.

Anche il mondo dell’AIAC – Associazione Italiana Allenatori Calcio, dove Michele ha lavorato per oltre un decennio come addetto stampa, era ben rappresentato, con esponenti e amici che lo hanno ricordato con profonda commozione. Il presidente Renzo Ulivieri, nei giorni scorsi, aveva definito Michele “una persona per bene”, sottolineando la sua umanità e la dignità con cui ha affrontato il ruolo e la vita.

Tra i tanti simboli portati in chiesa anche alcuni palloncini bianconeri e una maglia dove spiccavano i colori della Juventus, la sua grande passione sportiva, agli sguardi commossi e ai ricordi di chi lo ha conosciuto bene.
Presenti anche rappresentanti dell’Unione Clubs Azzurri, a testimoniare l’affetto per un uomo che ha segnato tante stagioni di sport e comunicazione.

Nel corso della cerimonia è emerso anche, parlando con il padre, quanto fosse radicata la consapevolezza della malattia e di un epilogo che, pur doloroso, Michele stesso attendeva, stanco di una sofferenza che lo aveva debilitato completamente.

Un dolore tanto più forte per chi aveva fatto dello sport non solo una professione, ma un modo di stare con gli altri, coltivare amicizie e condividere passioni.


Il funerale di Michele Haimovici è stato un momento di raccolta, rispetto e gratitudine: tanti volti, tanti ricordi, tanti legami diversi che si sono intrecciati in una comunità che oggi piange un amico, un collega, un uomo dal grande entusiasmo e dalla generosità sincera. Resteranno le storie, gli aneddoti, la professionalità e soprattutto l’umanità di chi ha saputo unire sport, giornalismo e relazioni in una vita vissuta con passione.