La conferenza stampa era appena iniziata, al termine di Juventus-Lazio. Maurizio Sarri, prima ancora di parlare di campo, di moduli o di risultato, ha sentito il bisogno di fermarsi un attimo. Di abbassare il ritmo. E di ricordare un uomo.

«Ci tenevamo a ricordare il giornalista Michele Haimovici che era una grande persona e un grande giornalista. Ho fatto due anni insieme a Empoli e purtroppo è venuto a mancare a un’età in cui nessuno dovrebbe mancare. Mi dispiace per tutta la sua famiglia». Parole semplici, dirette, vere quelle di domenica sera all’Allianz Stadium.

Parole che hanno riacceso, se ce ne fosse stato bisogno, il dolore e la commozione per la scomparsa di Michele Haimovici, morto a soli 54 anni dopo una lunga malattia.

Un dolore che attraversa il mondo del calcio, del giornalismo, delle redazioni, degli spogliatoi e delle amicizie nate ben prima dei ruoli e dei tesserini.

Michele era prima di tutto un uomo di sport. E lo era in modo totale. Il calcio, in particolare, era una passione viscerale, vissuta e praticata in ogni forma possibile. Aveva giocato in tante squadre amatoriali, a Empoli e non solo, tra la Valdelsa, il Fiorentino, contesti diversi ma sempre uniti dallo stesso spirito: stare insieme, competere con lealtà, divertirsi. Era sempre pronto a organizzare una partita tra colleghi, tra amici, a mettere insieme squadre improvvisate pur di stare in campo.

Il pallone, per lui, era prima di tutto relazione.

Lo era stato da giocatore e poi da allenatore, guidando gli Allievi del San Donato Tavarnelle, entrando successivamente nello staff tecnico del San Gimignano e ricoprendo anche il ruolo di direttore tecnico alla Libertas Barberino Tavarnelle.

Ma il suo modo di vivere lo sport lo aveva portato naturalmente a raccontarlo, a spiegarlo, a rappresentarlo.

Dal 1998 aveva lavorato nella redazione della nostra Radio Lady, negli anni in cui l’emittente ripartì con forza seguendo da vicino l’Empoli Calcio: Michele faceva parte da protagonista di quella redazione, condividendo lavoro, trasferte, notti e passione azzurra in un periodo che ha segnato un’intera generazione di cronisti e tifosi.

Per quattro stagioni poi è stato addetto stampa dell’Empoli, dal 2013 al 2017, incrociando proprio in quegli anni il percorso di Maurizio Sarri. Un periodo intenso, fatto di crescita sportiva e di un legame forte con la società azzurra, che lo ha ricordato scendendo in campo a Palermo con il lutto al braccio.

Tanti i componenti del club azzurro che hanno stretto con lui un rapporto che andava oltre la professione.

Dal trionfo dell’Italia al Mondiale del 2006 fino alla Confederations Cup del 2013, Michele ha seguito la Nazionale italiana per il sito ufficiale della FIGC, vivendo da vicino alcune delle pagine più importanti del calcio azzurro.

Negli ultimi dodici anni, poi, la sua “casa” era diventata Coverciano, come addetto stampa dell’AIAC, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Un ruolo svolto con discrezione, equilibrio e profondo senso di responsabilità, qualità ricordate con commozione dal presidente Renzo Ulivieri e da tutto il mondo degli allenatori.

Nel corso della carriera aveva collaborato con Il Tirreno, con il Corriere di Firenze, con Controcampo e con Mediaset, lavorando come referente da Empoli durante le stagioni di Serie A, sempre con uno stile sobrio, affidabile e rispettoso.

Un professionista stimato, ma soprattutto una persona per bene, come hanno sottolineato l’Ordine dei Giornalisti della Toscana, l’USSI e l’Assostampa.

Accanto al calcio, Michele aveva un’altra grande passione: la montagna, la neve, lo sci. Amava l’inverno, l’aria pulita, il silenzio delle piste, ma anche i pit stop nei rifugi e il divertimento. Ed è impossibile non pensare che, in questi giorni, sarebbe stato fisso davanti alla televisione a seguire con entusiasmo i successi azzurri alle Olimpiadi di Milano-Cortina, così come aveva seguito ogni grande evento sportivo, con lo stesso sguardo curioso e partecipe.

La sua scomparsa ha destato grande commozione nella Valdelsa senese, a Poggibonsi, a San Gimignano, nell’ambiente fiorentino di Coverciano, e tra tantissimi colleghi che prima ancora di essere giornalisti erano amici. Amici veri, legati da anni di lavoro, trasferte, chiacchierate e condivisione. Compagni di passione juventina e di mille discussioni sul calcio italiano, dalla Serie A ai dilettanti fino alla Uisp.

Ma con Michele si commentava davanti a una pizza anche il puro gesto tecnico compiuto in partitella con i colleghi.

Domani, martedì 10 febbraio, sarà il giorno dell’ultimo saluto. I funerali di Michele Haimovici si terranno alle ore 15 alla Collegiata di Santa Maria Assunta di Poggibonsi, con apertura alle 12.45.

Sarà il momento del raccoglimento, del silenzio, degli abbracci. E del ricordo. Della vicinanza alla sua famiglia e a chi gli è rimasto accanto fino al termine.

Resteranno le sue parole, affidate come un testamento semplice e potentissimo: «Perdete tempo ad amarvi».

Un messaggio che oggi, più che mai, racconta chi era davvero Michele.