Duccio Degli Innocenti è stato ospite negli studi di Radio Lady durante la trasmissione di Incontro Azzurro. Il centrocampista dell’Empoli ha parlato delle ultime partite in campionato, del suo percorso nel settore giovanile dell’Empoli fino al suo momento attuale: tra curiosità e prospettive future.
Duccio, benvenuto nei nostri studi. Partiamo dall’attualità: che valore ha il pareggio contro il Modena dopo le ultime sconfitte?
Venivamo da due sconfitte, l’ultima anche piuttosto pesante, quindi volevamo reagire subito. Credo che in parte ci siamo riusciti: abbiamo affrontato la partita con l’atteggiamento giusto contro una squadra forte, costruita per vincere. Siamo contenti della risposta data e ora vogliamo alzare l’asticella già da sabato contro il Palermo.
Il Modena è una squadra molto fisica, tipica della Serie B. Quanto ha inciso questo aspetto sulla gara?
Lo sapevamo, è una squadra fisica in tutte le zone del campo ed è probabilmente la loro qualità migliore. Abbiamo cercato di arginarli nel miglior modo possibile: in alcuni momenti ci siamo riusciti, in altri meno, ma la partita è andata sostanzialmente come l’avevamo preparata con il mister.
È stata una partita in cui si è rivisto un Empoli più vicino alla sua identità, forse con il rammarico di non averla vinta. Sei d’accordo?
Sì, sono stati fatti dei passi avanti, lo ha detto anche il mister nel post partita. C’è stata anche quell’occasione clamorosa che poteva cambiare la gara. È una partita che apre un periodo molto importante del campionato, con tante sfide contro squadre che lottano per obiettivi importanti.
Prossime tappe Palermo, Juve Stabia, Reggiana e Frosinone: che fase è questa della stagione?
Sono tutte partite fondamentali contro squadre che lottano per qualcosa di importante. Dobbiamo farci trovare pronti subito, a partire da Palermo che al momento è la partita più importante.
Nel finale ti abbiamo visto un po’ dolorante. Come stai?
Tutto a posto, solo crampi e un po’ di stanchezza. È stata una partita molto dispendiosa, anche per il campo pesante dopo tanti giorni di pioggia.
Nel finale è sembrata mancare un po’ di lucidità per provare a vincerla. È stata soprattutto una questione fisica?
Sì, la partita è stata molto dispendiosa: loro sono fisici, noi abbiamo corso tanto. Negli ultimi minuti eravamo un po’ corti, ma siamo comunque contenti della risposta data dopo un periodo negativo e vogliamo continuare su questa strada.
Come ti trovi con mister Dionisi, arrivato in corsa dopo l’inizio con Pagliuca?
Il mister è qui già da qualche mese e stiamo imparando a conoscerlo sempre meglio. Abbiamo avuto alti e bassi, ma cerchiamo sempre di fare quello che ci chiede e ci stiamo trovando bene.
Il tuo inizio di stagione è stato condizionato da un infortunio. Quanto ti ha penalizzato?
Mi sono operato ad aprile e sono rientrato a fine settembre. Questo chiaramente ti penalizza perché perdi la preparazione e all’inizio fai più fatica. Mi è servito circa un mese per entrare in forma, ma ora mi sento bene fisicamente e sono contento della condizione che sto ritrovando.
C’è stato un momento in cui hai capito di aver definitivamente recuperato?
Forse proprio nell’ultima partita: a fine gara ero stanco ma mi sentivo bene fisicamente. Anche col Bari avevo fatto 90 minuti e già lì avevo capito che la strada era quella giusta. La condizione cresce partita dopo partita.
Molti ti vedono come un play, ma ultimamente stai giocando anche da mezzala e in altri assetti. Come vivi questa duttilità?
A Empoli ho sempre giocato da play, quindi molti mi vedono in quel ruolo. Negli ultimi anni, invece, ho fatto quasi sempre la mezzala e mi trovo a mio agio. Mi piace imparare e avere più soluzioni nel mio bagaglio, anche giocando a due in mezzo al campo.
La partita di Cesena è stata una delle tue migliori prestazioni?
Sì, ma perché è stata una grande prestazione di tutta la squadra. Abbiamo giocato su un campo difficile contro una squadra forte e il risultato è stato meritato.
Sta cambiando la figura del centrocampista nel calcio moderno?
Sì, oggi serve saper fare un po’ tutto. Le squadre marcano spesso a uomo, quindi meno punti di riferimento dai e meglio è. Serve muoversi, pressare, giocare la palla e inserirsi: è una richiesta del calcio moderno e del nostro mister.
Che partita ti aspetti a Palermo?
Sarà difficilissima. È una squadra costruita per arrivare nelle prime posizioni, con un ambiente caldo e uno stadio importante. Sono partite bellissime da giocare, non vediamo l’ora.
C’è un centrocampista a cui ti ispiri?
Oggi direi Vitinha del Paris Saint-Germain. Con le dovute proporzioni, ha caratteristiche che mi piacerebbe esprimere anche io. Da piccolo invece il mio idolo era Pirlo.
Raccontaci il tuo legame con Empoli: sei arrivato qui a otto anni.
Ho iniziato a giocare alla Faellese e poi sono arrivato a Empoli a otto anni dopo alcuni provini a Monteboro. Da allora, con qualche parentesi, sono sempre rimasto qui.
Da piccolo che ruolo facevi?
L’attaccante, come tutti i bambini. Poi col tempo sono arretrato.
È vero che i tuoi nonni sono stati fondamentali nel tuo percorso?
Sì, mio nonno materno mi accompagnava agli allenamenti facendo tanti chilometri. L’altro nonno, da parte di babbo, era un ex calciatore: ha giocato a lungo a Siracusa ed è stato anche capitano. Mi ha sempre seguito e spronato.
C’è un insegnamento di tuo nonno che ti porti ancora dietro?
Mi diceva sempre di essere “cattivo” in campo, nel senso buono: determinato, deciso. È una cosa che mi è rimasta.
Nel settore giovanile c’è stato un allenatore più importante per te?
Sì, mister Buscé. L’ho avuto in Under 16 e in Primavera. Mi ha dato tanta fiducia e abbiamo vinto due campionati insieme. Ancora oggi ci sentiamo.
Ti senti ancora con i compagni dello Scudetto Primavera?
Con molti sì. Non è facile mantenere i contatti con tutti, ma siamo rimasti legati e con qualcuno ci vediamo ancora spesso.
Ti piacerebbe fare una carriera lunga a Empoli, magari diventando un leader come Valdifiori?
Sì, assolutamente. Empoli non è una parentesi: sono qui da 15 anni. È l’ambiente dove sono cresciuto e mi piacerebbe restare a lungo. Questo senso di appartenenza è una grande forza.
Quanto conta questo spirito di appartenenza nel calcio di oggi?
Conta tantissimo. Quando passi tanti anni in una società lo senti davvero e lo riporti in campo. Qui a Empoli siamo in diversi ad aver fatto tutto il percorso nel settore giovanile e questo è un valore aggiunto.
Segui molto il calcio anche fuori dal campo?
Sì, tantissimo. Guardo partite di tutte le categorie. Mi piace sia da tifoso sia per imparare qualcosa da ogni giocatore.
Studi anche fuori dal calcio: quanto è importante per te?
Studio da tre o quattro anni e mi aiuta molto a staccare mentalmente dal calcio. È importante avere equilibrio e interessi diversi.
Nel tempo libero cosa ti piace fare?
Stare con gli amici e con la famiglia. Cose semplici, ma fondamentali.
Il passaggio dalla Primavera alla Serie A quanto è stato impattante?
È devastante. Ti ritrovi contro giocatori con grande esperienza e qualità. Lo step è enorme e devi dare tutto per reggere il livello. L’esordio in Coppa Italia e poi in Serie A è stato qualcosa di immenso, soprattutto con l’Empoli.
Un compagno e un avversario che ti hanno impressionato di più?
Come compagno direi Tommaso Baldanzi. Come avversario Rabiot: quando ho esordito contro la Juventus mi ha impressionato tantissimo per forza, tecnica e personalità.
Che ambiente è Empoli per crescere come calciatore?
Un’isola felice. Qui trovi persone sempre pronte ad aiutarti, dal settore giovanile alla prima squadra. È una caratteristica che fa davvero la differenza.
Chiudiamo tornando all’attualità: che obiettivi vi ponete da qui a fine stagione?
Ci diamo obiettivi a breve termine, partita dopo partita. La Serie B è un campionato troppo difficile per guardare troppo avanti. Pensiamo a fare bene ogni gara, a partire da Palermo, e poi i risultati arriveranno.

