(foto Empoli Fc Official)


Eccoci qua, dove forse nessuno immaginava di essere qualche mese fa: in Serie A. Magari è meglio dire quasi nessuno, perché le capacità di Alessio Dionisi si conoscevano e avevamo provato a spiegare che l’amiatino era una scelta da Empoli. E però era impensabile trovarsi in Serie A a due giornate dalla fine, quando c’erano il Monza di Boateng – ancora convinto di essere i più forti? – e il Lecce, oppure altre squadre di livello come Spal e Salernitana. Eppure eccolo lassù l’Empoli, una squadra che da oggi è ancor più dionisiaca.

Lo è perché è il coronamento di mesi di duro lavoro. Davanti a tutti va Dionisi: il mister è quello che è stato più ‘a contatto’ con media e ambiente empolese, si è guadagnato molti meriti e tutti giusti. L’Empoli ha sempre avuto un gioco e si è “riconosciuto nel suo gioco” come diceva proprio Dionisi. Dal primo minuto a Frosinone, quando si è trovato subito in vantaggio, gli azzurri hanno steccato solo poche gare (e spesso solo alcuni tratti all’interno della sfida stesso). Il 4-3-1-2 ha avuto diversi interpreti e diverse interpretazione: la squadra fisica con Moreo alla Müller è diventata poi un’orchestra sinfonica in grado di annebbiare Salernitana e Lecce – e non solo. Infine la parentesi spumeggiante con l’esplosione di Bajrami, con un Empoli più brioso ma forse anche meno letale davanti.

Non sarebbe giusto né intellettualmente onesto dare i meriti solo a Dionisi (e al suo staff, ovvio). C’è una dirigenza dietro, che mai come quest’anno ha saputo fare l’Empoli. In un’annata in cui il calcio professionistico toscano perde tante squadre storiche, spezzate da gestioni al limite del ridicolo, l’Empoli diventa la miglior toscana. Lo fa con l’oculatezza dei Corsi e con l’affermazione di Pietro Accardi. Il ds era uno dei più criticati nelle scorse stagioni ma non ha sbagliato niente: dai rinnovi all’allenatore alle mosse per così dire minori di mercato, basti pensare a Matos o Haas, diventati perni azzurri.

E poi ci sono i giocatori, dei quali forse si è parlato anche troppo poco. Andrebbero citati tutti, perché nessuno ha giocato al di sotto delle loro potenzialità. L’esempio di questo grande Empoli viene però da chi ha giocato meno: Viti decisivo nei tre minuti di Reggio, Furlan che non fa rimpiangere Brignoli, Pirrello che accetta la panchina e entra nei momenti clou con determinazione, Damiani sempre preciso alla prima stagione in B. Se ognuno dei calciatori ha dato il meglio in questa stagione è sì merito di Dionisi, ma anche di una componente morale importante. Vi è mai capitato di trovare una nuova amicizia dal nulla, quando meno ve lo aspettavate? Ecco, è successo all’Empoli: il tecnico giusto nel momento giusto col gruppo giusto.

Ma ora, festeggiamo.

Gianmarco Lotti