Quando ho deciso di cimentarmi in questo mestiere, la prima persona che ho incontrato è stata Antonio Bassi. A quei tempi, si parla del 2005, lui era ancora capo-servizio de La Nazione di Empoli. Da studente universitario chiesi se il giornale avesse avuto qualcosa da farmi fare. Con la cordialità e il sorriso che lo hanno sempre contraddistinto rispose di sì, ma aggiunse che per il contratto avrei dovuto aspettare. Dissi non che non c’era problema – per me era già tanto avere la possibilità di scrivere sul giornale – e dopo qualche mese diventai a tutti gli effetti un collaboratore de La Nazione.

Non conoscevo Antonio come altri miei colleghi che con lui hanno condiviso lavoro, storie e aneddoti, ma gli volevo bene. In questi dieci anni ho avuto tanti maestri e lui è stato senza dubbio uno di questi. Antonio mi ha insegnato a raccontare i fatti per ciò che sono e non per quello che vorrei che fossero. Con lui ho imparato che un giornalista scrive e parla per gli altri e mai per compiacere se stesso. Quando gli chiedevamo la cortesia di intervenire a Radio Lady per raccontare l’Empoli, cosa che lui ha fatto per oltre 40 anni, non ricordo una volta in cui le sue parole abbiano trasmesso presunzione, supponenza o arroganza, sebbene lui fosse uno dei pochi, forse l’unico, che avrebbe potuto permettersi di esprimere un giudizio senza che nessuno gli chiedesse il conto. Oltre ad aver scritto dell’Empoli sulle pagine di importanti quotidiani (La Nazione, la Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport) e ad aver ‘prestato’ le sue opinioni a Radio Lady e Antenna 5, Antonio era stato, per qualche anno, anche un collaboratore della società azzurra. La sua penna ha seguito per anni la squadra in giro per l’Italia, raccontandola con passione, professionalità e correttezza. Dopo la pensione, non passava giorno che non fosse allo stadio. Antonio non era sposato e non aveva figli: se mi avessero chiesto di indicare l’amore della sua vita gli avrei mostrato la maglia dell’Empoli.

Antonio Bassi, che nella mattinata di oggi ha salutato tutti e se n’è andato (CLICCA QUI PER L’ARTICOLO DI GONEWS), stavolta non è riuscito a rialzarsi. I suoi scatti d’ira, i suoi sorrisi, le sue analisi, ma anche il suo modo di parlare talmente particolare da diventare adorabile. Le sue pagelle agli arbitri, le sue pagelle ai giocatori, le domande in conferenza stampa, i suoi articoli, i suoi suggerimenti. Il suo correggerti gli errori perchè la grammatica è fondamentale (per anni è stato insegnante di Italiano), il suo tenere banco tra i tifosi durante gli allenamenti. E ancora gli interventi alla radio, le interviste ai giocatori senza prendersi uno straccio di appunto (ma come cavolo facevi???), la voglia che avevi di ascoltarlo e di sentire il suo parere anche se per esprimere un concetto impiegava minuti, insomma il suo essere un personaggio in ogni aspetto della vita.

Per questi e molti altri motivi Antonio ci mancherà. Dio solo sa quanto ci mancherà…

Tommaso Carmignani