
Via Maurizio Sarri, dentro Marco Giampaolo. Ma all’Empoli non pare essere cambiato nulla. Bel gioco, tattica, piccoli talenti e pragmatismo rimangono elementi imprescindibili e caratteristici. E, ovviamente, il tutto senza alcuna spesa folle e tenendo il bilancio perfettamente in ordine. E’ per tutto questo, ma anche molto altro, che la società toscana è oramai un modello del nostro calcio a cui molti guardano, cercando di ispirarsi.. Ma, forse, come sempre, occorre diffidare delle imitazioni.
NON NELLE GRANDI – Il modello Empoli non è adattabile e utilizzabile nei grandi club. Il perché l’ha spiegato in maniera ineccepibile Maurizio Sarri in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: ”Ad Empoli un errore viene visto come un qualcosa di normale e come una tappa di un percorso di crescita. In altre realtà invece pioverebbero fischi”. La tranquillità, insomma, pare essere il punto di forza e la differenza rispetto alle grandi piazze. E non c’è nulla di più vero. Basta pensare a Saponara, in tribuna al Milan e punto di riferimento all’Empoli, ma anche a Sarri stesso, finito nell’occhio del ciclone all’inizio di questa stagione per un inizio non brillantissimo del suo Napoli. La pazienza è quella che manca in ambienti così caldi ed esigenti. E, un modello che fa degli errori un qualcosa da cui crescere ed imparare, è difficilmente adattabile ed applicabile in luoghi dove una sconfitta viene vissuta come una tragedia, un fallimento, una fonte di discussioni e contestazioni infinite ed inesauribili. Per non parlare della questione meramente tecnica. Difficilmente in un certi club si può chiedere senza la stella, il nome di richiamo, il top player che fa impazzire, ma anche i bilanci.
L’EMPOLI COME IL GAMBLING – Il calcio è, sotto molti punti di vista, anche economia. Giocando ad analizzare il mondo del pallone come una specie di sistema economico, l’Empoli rappresenterebbe quel piccolo pilastro che pian piano cresce e che tutti, anche quelli più grandi ed imponenti, guardano, invidiano e, in un certo senso, temono. Guardando tutti i protagonisti della new economy, il club toscano può essere paragonato alle società di gambling, anch’esse in continua ascesa. D’altronde, il rapporto tra i due mondi, tra sponsorizzazioni, partnership e pubblicità, è sempre più fitto. 32Red è sponsor del Bologna, Bwin ha rapporti con la Juventus, oltre che con il Real Madrid, IziPlay con Genoa e Milan, Sisal Matchpoint con la Roma. E l’Empoli? I toscani non hanno alcun legame con il gioco d’azzardo. Ma chissà che, sulla base di questo paragone un po’ folle ma anche profondamente romantico, non nasca qualcosa. Perché il progetto è ambizioso, virtuoso e, con un grande compagno di viaggio, potrebbe diventare molto intrigante e stuzzicante. Perché, in Italia, non possono sognare solo le grandi piazze, quelle dove la pazienza e la tranquillità non è mai di casa. L‘Empoli, come detto dal sindaco della città Brenda Barnini, è un piccolo grande club. Un modello da esportare, per il tifo, sempre corretto e pulito, e per l’oculata gestione societaria. E, facendo riferimento al paragone, forse è giunta l’ora di azzardare un po’. Con la solita ed immancabile serenità.

